Da esercizio privato a oggetto che si tiene in mano

Per gran parte della storia umana, ricordare il volto di una persona è stato un esercizio interamente mentale. Si teneva a mente una faccia finché la mente reggeva, e poi la si perdeva. Chi poteva permetterselo commissionava un dipinto o una miniatura; per tutti gli altri, la memoria di un volto durava quanto durava chi lo aveva amato.
Il dagherrotipo cambia questa condizione in pochi anni. La sua superficie d'argento lucidata a specchio restituisce un'immagine che si vede solo inclinandola nella luce: bisogna cercarla, muoverla, trovare l'angolo giusto. E arriva dentro una custodia foderata, con una chiusura, spesso un fermaglio — un oggetto costruito per essere maneggiato e conservato.
È un dettaglio che dice molto. Il primo modo in cui la fotografia entra nelle case non è appesa a una parete: è un cofanetto che si apre. Sta in un cassetto, viaggia in una tasca, si mostra a qualcuno aprendolo con due mani. La memoria di un volto diventa, per la prima volta, una cosa che si può porgere.
Il primo modo in cui la fotografia entra nelle case è un cofanetto che si apre.
Fra tutte le immagini che una famiglia accumula, quelle che sopravvivono alle generazioni sono quasi sempre ritratti. Un paesaggio si può sostituire con un altro paesaggio; una faccia, no. È l'unico soggetto per cui la sostituzione è impossibile, e questo la rende l'oggetto più stabile di un archivio domestico.
Chi ha svuotato la casa di un parente lo ha visto succedere: mobili, libri e stoviglie si dividono o si lasciano andare, mentre davanti a una scatola di fotografie tutti si fermano. Anche quando i nomi sono andati perduti, quei volti trattengono qualcosa che chiede di essere tenuto.
La lezione del dagherrotipo vale ancora. Un ritratto che resiste è un ritratto che ha un corpo: una carta che invecchia bene, un passepartout che lo protegge dal vetro, una custodia o una cornice che ne definisce i confini. Sono scelte che sembrano decorative e che invece decidono quanti anni durerà l'immagine, e con quanta cura verrà trattata da chi la eredita.
Ogni epoca ha inventato il proprio contenitore per la memoria di un volto: la miniatura, la custodia d'argento, l'album di famiglia, la cornice sul pianoforte. Il ritratto contemporaneo continua lo stesso mestiere, con materiali migliori e la stessa intenzione.
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