Magazine · Volume I · Il Ritratto · Nº 14

Il tempo lento del ritratto

Scattare molto per tenere una sola immagine

Magneti®28 luglio 20264 min di letturaVolume I · Il Ritratto

Provino a contatto con quattro ritratti femminili in bianco e nero su fondo scuro; il secondo fotogramma è cerchiato a matita
Il provino di una sessione: quattro fotogrammi vicini, uno solo cerchiato. La scelta è parte del ritratto.

Chi entra in galleria per la prima volta immagina spesso un'ora di scatti continui. Nella pratica succede quasi il contrario: la macchina fotografica lavora a intermittenza, e la parte più lunga della sessione è quella in cui non serve a niente.

I primi venti minuti servono a smontare la posa

Quasi tutti arrivano con una faccia pronta. È una difesa ragionevole, costruita in anni di fotografie subite: il mento leggermente in avanti, il sorriso già impostato, le spalle in tensione. Fotografare quella faccia è facilissimo e produce esattamente il ritratto che la persona voleva evitare.

Per questo si comincia parlando. Si guarda insieme qualche immagine, si sistema la luce, si sbaglia qualche scatto apposta. A un certo punto — è un momento riconoscibile — l'attenzione si sposta dalla macchina alla conversazione, e la faccia si scarica. Il ritratto comincia lì.

Fotografare la posa è facilissimo, e produce esattamente il ritratto che la persona voleva evitare.

Scattare molto è un metodo antico

L'idea che un buon fotografo faccia pochi scatti è una leggenda comoda. I provini a contatto dei maestri del Novecento raccontano un'altra storia: la stessa scena ripresa dieci, venti volte, con micro-variazioni di posizione e di attesa, e un segno di matita intorno all'unico fotogramma tenuto.

Il punto non è la quantità, è a che cosa serve. Si scatta molto perché l'espressione giusta dura una frazione di secondo e non si può prevedere: si può solo restare pronti abbastanza a lungo perché accada. Il mestiere sta nel riconoscerla dopo, tra centinaia di immagini quasi identiche.

La selezione si fa insieme

Alla fine della sessione si guardano le immagini con la persona ritratta, ed è un passaggio che sorprende quasi sempre. Le fotografie che noi indichiamo e quelle che sceglie lei coincidono raramente al primo giro: chi si vede tende a fermarsi su un dettaglio — un capello, una piega — mentre chi guarda da fuori vede un'espressione intera.

Il ritratto finale nasce da quel confronto. Serve il tempo di discutere, tornare indietro, mettere due immagini vicine e capire quale delle due la persona sarà contenta di avere in casa fra dieci anni. È la parte del lavoro che si vede di meno, e quella che decide il risultato.

Magneti® · Galleria del ritratto · Treviso

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Il ritratto, fuori dalle pagine

Il ritratto in cui riconoscersi comincia in galleria, a Treviso.

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