Magazine · Volume I · Il Ritratto · Nº 07

Le fotografie che ereditiamo

Che cosa arriva davvero alla generazione dopo

Magneti®28 luglio 20264 min di letturaVolume I · Il Ritratto

Cofanetto d'archivio in tela nera aperto, con cinque stampe fine-art su passepartout bianchi disposte a ventaglio su un piano chiaro
Il cofanetto d'archivio: acid-free, foderato in tela nera. Un contenitore che decide quanto durerà ciò che contiene.

Proviamo a fare un conto onesto. Delle fotografie scattate dai nostri nonni, quante ne abbiamo viste? Quasi certamente poche decine: quelle stampate, incollate in un album o infilate in una scatola di latta. Tutto il resto — i rullini mai sviluppati, i provini scartati, le immagini che nessuno ha scelto — è andato via con loro.

L'eredità passa dagli oggetti

È una regola piuttosto costante nella storia delle immagini: sopravvive ciò che ha un corpo. Una stampa si trova aprendo un cassetto, anche per caso, anche cinquant'anni dopo. Un file richiede che qualcuno sappia dov'è, abbia la password, disponga del dispositivo giusto e del formato ancora leggibile.

La nostra generazione produce molte più immagini di qualunque altra e ne consegna probabilmente di meno. Gli archivi digitali sono enormi e fragili insieme: bastano un account chiuso, un disco che si ferma o semplicemente il fatto che nessuno sappia da dove cominciare a guardare.

Sopravvive ciò che ha un corpo: si trova aprendo un cassetto, anche per caso.

Non sono le fotografie migliori

C'è un secondo fatto, meno intuitivo. Le immagini che una famiglia si tramanda quasi mai coincidono con le più riuscite. Sono quelle in cui si riconosce qualcuno: la posa un po' rigida della foto di matrimonio, il ritratto in studio fatto per un documento, la faccia di un bambino a cui somigliano tutti i nipoti.

Il criterio dell'eredità è il riconoscimento, non la qualità. Il che è un ottimo argomento per fare ritratti pensati: se l'immagine che resterà è quella in cui una persona è riconoscibile, tanto vale che sia anche un'immagine fatta bene.

Come si prepara un archivio che dura

Le regole sono semplici e stanno in poche righe. Stampare poco e stampare bene, su carte prive di acidi. Tenere le stampe piatte, al riparo dalla luce diretta, in contenitori pensati per la conservazione. Scrivere sul retro chi c'è e quando — l'informazione che si perde per prima, e che nessun restauro recupera. Tenere una copia digitale in due posti diversi.

Un cofanetto d'archivio in tela nera, con dodici fogli su passepartout, fa esattamente questo mestiere. Sembra un oggetto di lusso ed è soprattutto un oggetto pratico: definisce che cosa vale la pena tenere, e lo mette in una forma che attraversa il tempo insieme a chi lo eredita.

Magneti® · Galleria del ritratto · Treviso

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